Quando la cartilagine dell’articolazione del ginocchio si usura, si assottiglia sempre più e perde elasticità parliamo di gonartrosi, cioè di artrosi del ginocchio.
La cartilagine è un vero e proprio cuscinetto nell’articolazione e ha la funzione di ammortizzare il peso del corpo che si scarica sul ginocchio e quella di far scorrere l’articolazione durante i movimenti grazie alla presenza di collagene, acido ialuronico e acqua. Quando queste componenti vengono danneggiate si hanno infiammazione e rimodellamento osseo (con formazione di piccole escrescenze ossee chiamate osteofiti).
Tutto questo si traduce in dolore e zoppia che possono limitare enormemente lo svolgimento delle attività quotidiane come fare le scale e portare dei pesi e quindi l’autonomia e il piacere durante la giornata.
Gonartrosi significato: perché si sviluppa questa condizione?
Perché si soffre di gonartrosi del ginocchio? Quali sono le cause? Anche se le cause sono diverse, alcune persone la sviluppano con l’età, alcune a causa del peso eccessivo e altre in seguito a un trauma. È per questo che negli ultimi anni stiamo assistendo a un aumento della prevalenza della malattia a causa dell’aumento dell’età della popolazione generale e dei tassi di obesità.

Riconoscere i sintomi della gonartrosi
Il dolore, soprattutto all’inizio dei movimenti, è il sintomo principale della gonartrosi del ginocchio, può limitare le attività quotidiane come salire le scale e passeggiare, e influenzare negativamente la vita di tutti i giorni.
Il dolore poi provoca l’assunzione di accorgimenti e posture automatiche nel tentativo di sovraccaricare il meno possibile l’articolazione e sentire meno dolore: si chiamano posture antalgiche e con il tempo possono portare a diminuzione dell’utilizzo di alcuni muscoli (soprattutto i quadricipiti con atrofia muscolare) e dolore in altre sedi come ad esempio al rachide.
È importante riconoscere i primi sintomi della gonartrosi e le cause? Per chi soffre di artrosi al ginocchio riconoscere i primi sintomi e come nascono è parte del trattamento perché le accortezze sullo stile di vita e sulla cura delle proprie articolazioni possono diminuire il dolore e prevenire il peggioramento della malattia, fino anche a ritardare il ricorso all’intervento chirurgico. A dimostrazione di questo, l’educazione del paziente è inserita nelle linee guida come parte del trattamento della malattia.
È possibile pensare alla gonartrosi quando il dolore ha queste caratteristiche:
Compare all’inizio del movimento, soprattutto dopo un periodo di riposo (ad esempio quando ci si deve alzare dopo che si è stati per un po’ sul divano);
Peggiora con le attività intense o ripetute che prevedono un carico sul ginocchio (come nei piegamenti o mentre di salgono le scale);
Migliora con ghiaccio e antiinfiammatori.
Gonartrosi sintomi: quali altri segnali riconoscere
Al dolore si possono accompagnare altri sintomi come:
Rigidità;
Gonfiore;
Debolezza muscolare;
Instabilità articolare.
L’intensità dei sintomi può variare da paziente a paziente e il dolore può diventare una preoccupazione costante per chi ne soffre, portando a modifiche sempre maggiori della propria quotidianità come non fare più le scale, scegliere di non portare più pesi, recarsi solo in luoghi dove c’è la possibilità di sedersi, fino a una grave compromissione delle attività quotidiane e una diminuzione della qualità della vita.

Cause e fattori predisponenti
Perché ci si ammala di gonartrosi? Parliamo di gonartrosi primaria quando le cause della degenerazione sono sconosciute, mentre si parla di gonartrosi secondaria quando le cause sono conosciute come nel caso di:
Traumi;
Obesità;
Ginocchio varo o valgo;
Anomalie della cartilagine (come nell’artrite reumatoide)
La coxartrosi e gonartrosi possono talvolta coesistere nello stesso paziente, rendendo necessaria una valutazione complessiva dell’arto inferiore.
La visita ortopedica e la diagnosi
Quando il dolore diventa insistente e limita le attività quotidiane è bene rivolgersi allo specialista per una visita accurata e per decidere insieme quali siano le opzioni di trattamento più efficaci per ogni paziente. Ogni persona ha infatti esigenze e livelli di attività diversi ed è importante condividere il percorso con il proprio medico.
La visita permette di indagare la storia del paziente, l’insorgenza del dolore, l’intensità e le sue caratteristiche come la localizzazione precisa (ad esempio per capire se è un dolore è irradiato da altre sedi che possono simulare la gonartrosi) e la durata. Altre informazioni riguardano la presenza o meno di gonfiore, atrofia dei quadricipiti, presenza di varismo o valgismo, stato di rotula, menischi e legamenti, anomalie dell’andatura e il cosiddetto range of motion (ROM) per valutare il grado di flessione ed estensione del ginocchio.
Infine, la visita si avvale delle radiografie (Rx) in posizione eretta per apprezzare il restringimento della superficie articolare sotto carico, la presenza di eventuali osteofiti e altre anomalie associate nella superficie subito sotto la cartilagine (chiamato osso subcondrale). Una diagnosi accurata permette di distinguere tra gonartrosi femoro tibiale e forme che coinvolgono altri compartimenti articolari.
Ecco che la visita è un momento prezioso per fare incontrare per la prima volta paziente e medico, approfondire le specifiche caratteristiche e desideri di ognuno e concordare insieme la strategia di trattamento migliore.

Trattamenti conservativi e chirurgici: quando aspettare e quando operare
Parlando di gonartrosi la prima paura di chi ne soffre è quella di doversi sottoporre all’intervento chirurgico per il posizionamento della protesi ma fortunatamente esistono altre strategie che permettono di migliorare il dolore e la qualità della vita e, in alcuni casi, rimandare o evitare l’intervento chirurgico.
I trattamenti della gonartrosi possono essere infatti conservativi (cioè non chirurgici) quando la condizione clinica e i sintomi lo permettono, e chirurgici quando le strategie conservative non portano più benefici.
Le terapie conservative sono il primo passo nella gestione dell’artrosi: consentono di conoscere più a fondo la condizione e risposta alla malattia e di valutare se effettivamente la chirurgia (e quale) possa essere la soluzione per uno specifico caso. Rispetto alla chirurgia, sono molto meno invasivi, permettono di conservare la cartilagine residua, evitano i traumi, le complicanze e riducono i tempi di recupero; inoltre, possono essere modificati o interrotti in base all’evoluzione dei sintomi e alle esigenze individuali.
Gonartrosi ginocchio: rimedi naturali e terapie conservative
In questa fase il paziente ha un ruolo centrale insieme ai professionisti sanitari:
Modifica delle attività quotidiane: evitare o ridurre le attività che aggravano il dolore (salire le scale, portare pesi o fare sport traumatici);
Tutori e ginocchiere per artrosi: possono fornire sostegno e ridurre il carico sulle articolazioni;
Calo ponderale: in caso di sovrappeso o obesità, riduce il carico sulla cartilagine;
Stretching ed esercizio fisico regolare (ad esempio nuoto, ginnastica in acqua o cyclette): rafforza i muscoli e migliora la mobilità senza gravare sull’articolazione. È utile lavorare con un fisioterapista che possa creare un programma di esercizi personalizzato e sicuro;
Fisioterapia: gli esercizi per gonartrosi specifici per rafforzare i muscoli e migliorare la stabilità possono migliorare l’ampiezza di movimento delle articolazioni, riducendo la rigidità;
Terapie fisiche (come laserterapia e tecarterapia): possono essere di aiuto in alcuni casi;
Farmaci antidolorifici (paracetamolo e antiinfiammatori): alleviano il dolore lieve o moderato. Per il dolore più intenso, il medico può prescrivere farmaci più potenti, come antidolorifici oppioidi;
Iniezioni articolari di corticosteroidi o acido ialuronico: possono fornire sollievo dal dolore e migliorare la funzionalità articolare. I corticosteroidi diminuiscono l’infiammazione locale e le iniezioni di acido ialuronico (la viscosupplementazione) lubrificano l’articolazione, nutrono la cartilagine e diminuiscono la sua usura;
PRP (plasma ricco di piastrine) è un trattamento che utilizza un concentrato di piastrine ottenuto dal sangue del paziente, ricco di fattori di crescita e altre molecole attive, che è iniettato nell’articolazione. Può essere indicato in alcune forme iniziali o intermedie di artrosi con l’obiettivo di migliorare i sintomi percepiti dal paziente, attraverso un’azione prima di tutto antinfiammatoria. L’indicazione a questo trattamento va personalizzata sulle caratteristiche del paziente senza considerarlo un trattamento risolutivo.
Cellule mesenchimali da tessuto adiposo: le terapie a base di cellule mesenchimali derivate dal tessuto adiposo rappresentano un ambito di evoluzione nel trattamento dell’artrosi. Possono essere proposte in casi specifici e in centri selezionati, ma ad oggi le evidenze cliniche sono ancora in fase di consolidamento. Per questo motivo l’indicazione al suo utilizzo deve essere posta con attenzione.

Come fermare la gonartrosi: quando è necessario l’intervento chirurgico
Quando la terapia conservativa fallisce nel controllare i sintomi e la malattia è progredita si ricorre alla chirurgia. Ci sono diverse strade da intraprendere che dipendono dalle caratteristiche del paziente e della malattia.
Osteotomia: è indicata principalmente nei pazienti giovani e attivi, con artrosi iniziale o moderata limitata a un solo compartimento del ginocchio e con un’alterazione dell’asse dell’arto (varo o valgo) correggibile. L’obiettivo è redistribuire i carichi e preservare l’articolazione naturale. Consente un ritorno ad attività anche ad alto impatto, ma richiede tempi di recupero più lunghi rispetto alla protesi e non ripristina la cartilagine già danneggiata. È meno indicata in presenza di artriti infiammatorie, obesità importante, limitazione significativa del movimento o instabilità legamentosa.
Protesi monocompartimentale (o parziale): è indicata quando l’artrosi interessa un solo compartimento del ginocchio, in presenza di legamenti integri (in particolare il crociato anteriore) e di una buona mobilità articolare. Rispetto alla protesi totale consente un recupero più rapido, minore invasività e una sensazione più naturale del movimento. Tuttavia, richiede una selezione accurata del paziente, perché non è adatta in caso di artrosi diffusa, deformità importanti o instabilità.
Protesi totale: necessaria quando sono coinvolti più compartimenti dell’articolazione, come nel caso della gonartrosi tricompartimentale. Alcune condizioni controindicano l’intervento come le infezioni dell’articolazione o altre infezioni.

Conclusioni
La gonartrosi è una condizione progressiva cronica dovuta alla degenerazione della cartilagine del ginocchio che comporta la perdita delle funzioni principali di ammortizzazione e scorrimento. Il dolore è il sintomo principale e può compromettere le attività di tutti i giorni.
Fortunatamente è possibile prevenire e rallentare il decorso della malattia, ma l’approccio migliore è sempre quello individualizzato su ogni paziente e la gestione dell’artrosi deve essere un impegno continuo, determinato da un ortopedico specializzato nella patologia artrosica in stretta collaborazione con un team multidisciplinare da una parte, e il paziente dall’altra.
Il processo decisionale si basa sulla gravità della condizione, la salute generale del paziente, le preferenze personali e la risposta ai diversi trattamenti.
Un piano terapeutico efficace spesso include una combinazione delle diverse terapie conservative, come le infiltrazioni di acido ialuronico, per affrontare il dolore, migliorare la funzionalità articolare e ottimizzare il benessere complessivo. Un approccio multidisciplinare può essere la chiave per ottenere risultati ottimali, riducendo la necessità di interventi chirurgici e mantenendo un buon livello di qualità della vita.


