Scopri differenze, indicazioni e quando preferire una o l’altra soluzione a seconda delle tue esigenze
Quando si parla di protesi d’anca, una delle domande che ricevo più spesso riguarda il tipo di impianto: come funziona la protesi, com’è costruita, in che modo si integra con l’osso. Dietro a questa domanda c’è quasi sempre un’esigenza comprensibile: capire cosa verrà impiantato nel proprio corpo e con quali prospettive nel tempo.
Per quanto riguarda la fissazione esistono due principali tipologie di impianto: protesi d’anca cementata e protesi d’anca non cementata, detta anche press-fit. Nessuna delle due può essere considerata superiore in senso assoluto. La scelta nasce da una valutazione clinica attenta, che tiene conto delle caratteristiche dell’osso, dell’età biologica e della patologia articolare.
Come funziona una protesi d’anca
La protesi d’anca sostituisce le superfici articolari danneggiate dall’artrosi, da esiti traumatici o da alterazioni anatomiche. L’impianto è composto da uno stelo femorale, una testa articolare, con un inserto, e una componente acetabolare. I materiali utilizzati oggi includono leghe di titanio o cromocobalto, ceramica e polietilene ad alta resistenza, progettati per garantire stabilità, scorrimento fluido e durata nel tempo.
Il modo in cui i componenti si fissano all’osso distingue la protesi cementata da quella non cementata.
Protesi d’anca non cementata: integrazione biologica

La protesi d’anca non cementata, o press-fit, sfrutta il contatto diretto tra impianto e osso. Le superfici presentano rivestimenti porosi e trattamenti specifici che favoriscono la crescita dell’osso attorno e/o all’interno dell’impianto. In questo modo si ottiene una vera integrazione biologica progressiva.
Durante l’intervento lo stelo e la coppa vengono inseriti a pressione, con una scelta dimensionale estremamente precisa basata sull’anatomia e sulla pianificazione pre operatoria. Nei mesi successivi l’osso cresce e “ingloba” l’impianto, garantendo una stabilità duratura.
Tale soluzione viene preferita quando la qualità ossea risulta adeguata, con una densità sufficiente a sostenere una stabilità primaria affidabile. Nei pazienti più giovani o con uno stile di vita attivo, l’impianto non cementato consente un adattamento biomeccanico favorevole e una prospettiva di lunga durata.
Protesi d’anca cementata: stabilità immediata

La protesi d’anca cementata utilizza un cemento acrilico biocompatibile che permette di fissare lo stelo all’osso già durante l’intervento. Non è richiesta una crescita ossea successiva per ottenere stabilità, perché il cemento stabilisce una fissazione istantanea.
Questa soluzione viene utilizzata soprattutto in presenza di osso fragile, osteoporotico e con una struttura meno adatta a sostenere un impianto press-fit. In tali situazioni il cemento consente una distribuzione omogenea dei carichi, riducendo il rischio di fratture periprotesiche.
Nei pazienti più anziani o con qualità ossea ridotta, la protesi cementata offre un’elevata affidabilità e durata nel tempo.
Come avviene la scelta dell’impianto
La decisione tra protesi d’anca cementata e non cementata nasce sempre da una valutazione clinica completa. Durante la visita considero diversi elementi, tra cui:
- qualità e densità dell’osso
- età biologica e livello di attività
- presenza di patologie metaboliche
- gravità del quadro artrosico
- precedenti fratture o interventi chirurgici
- deformità anatomiche
Una protesi cementata garantisce sicurezza immediata in presenza di osso fragile. Una protesi non cementata punta sull’integrazione biologica quando l’osso consente una stabilità primaria adeguata. In entrambi i casi l’obiettivo resta invariato: ottenere un’anca stabile, funzionale e duratura.
Come avviene l’impianto chirurgico
Dal punto di vista chirurgico, le due tecniche condividono molte fasi operative, ma differiscono nel momento del fissaggio.
- Nella protesi non cementata l’impianto viene inserito a pressione, calibrando con attenzione le dimensioni per ottenere un contatto osso-protesi ottimale.
- Nella protesi cementata il cemento viene preparato e applicato seguendo tempi e modalità precise, così da garantire una cementazione uniforme e stabile
Entrambi gli approcci richiedono esperienza chirurgica, conoscenza dei materiali e una corretta indicazione clinica.
Cosa cambia nel recupero post-operatorio
Dal punto di vista del recupero, entrambe le soluzioni consentono oggi una mobilizzazione precoce. Il ritorno al movimento dipende dalla stabilità ottenuta, dall’esito dell’intervento e dalle caratteristiche del paziente e della sua patologia, più che dalla presenza o meno del cemento.Nei primi giorni il paziente viene seguito nella ripresa della deambulazione, nel controllo del dolore e nel recupero della forza muscolare. Con il progredire delle settimane l’anca riacquista fluidità e sicurezza, permettendo un ritorno graduale alle attività quotidiane.
Una scelta che nasce dal dialogo
Affrontare un intervento di protesi d’anca significa affidarsi a un percorso che coinvolge corpo e mente. Spiegare le differenze tra protesi cementata e non cementata aiuta a ridurre incertezze e a costruire fiducia nel trattamento proposto.Ogni decisione viene presa dopo un confronto approfondito, basato su dati clinici, immagini radiologiche e obiettivi funzionali nel tempo. La tecnologia e i materiali disponibili consentono oggi risultati molto affidabili, purché l’indicazione sia corretta e il percorso seguito con attenzione per ridurre al minimo il rischio di complicanze.


