Scopri come comprendere il tuo dolore all’anca, le possibili cause e soluzioni per tornare alla tua normalità
Quando l’anca inizia a manifestare dolore e perde fluidità la quotidianità cambia lentamente. In caso di artrosi dell’anca parliamo di coxartrosi. Ma quali sono i sintomi per riconoscerla?
I primi segnali arrivano spesso in modo sfumato: un fastidio all’inguine dopo una camminata, una rigidità mattutina che richiede tempo prima di sciogliersi, una sensazione di affaticamento e pesantezza che compare dopo essere rimasti seduti a lungo.
Con il tempo, tali segnali assumono maggiore intensità e continuità. La coxartrosi descrive proprio tale processo degenerativo, caratterizzato dal consumo progressivo della cartilagine che riveste la testa del femore e l’acetabolo.

La cartilagine svolge una funzione di scorrimento e ammortizzazione. Quando perde spessore ed elasticità l’articolazione lavora in condizioni di attrito crescente. Il dolore nasce spesso nella regione inguinale, può estendersi all’interno coscia, al gluteo oppure al ginocchio, creando possibile confusione diagnostica nelle fasi iniziali.
La rigidità limita movimenti come allacciarsi le scarpe, salire le scale, entrare in auto. Con il passare dei mesi, il corpo adotta strategie di compensazione che sovraccaricano schiena e ginocchio.
Comprendere cosa accade all’articolazione permette di leggere il dolore come un segnale di un problema strutturale e di iniziare un percorso di cura mirato, costruito su valutazione clinica accurata e ascolto dei problemi reali del paziente.
Cause della coxartrosi, fattori predisponenti e diagnosi
La coxartrosi dell’anca prende forma attraverso una combinazione di fattori meccanici, biologici e genetici. Con il tempo la cartilagine si usura, diventa più sottile e irregolare, fino a esporre l’osso sottostante. La testa del femore e l’acetabolo entrano in contatto diretto, generando dolore, rigidità e riduzione dell’ampiezza articolare.
Perché si soffre di coxartrosi? Quali sono le cause? Alcune persone sviluppano tale quadro per predisposizione familiare, altre in seguito a traumi, alterazioni anatomiche come la displasia dello sviluppo, differenze di lunghezza degli arti e/o sovraccarico cronico.
Il peso corporeo, inoltre, influisce in modo diretto sulle forze che gravano sull’anca durante il cammino.

Scoprire di soffrire di coxartrosi
Se il dolore all’anca è continuativo, e non sembra trovare sollievo mediante il riposo o le comuni terapie antalgiche, allora è il momento di effettuare una visita ortopedica.
Durante la visita valuto postura, lunghezza degli arti inferiori, mobilità, localizzazione del dolore e qualità del movimento. Le radiografie permettono di osservare la riduzione dello spazio articolare, la presenza di osteofiti, geodi e le alterazioni articolari patologiche. In alcuni casi utilizzo la risonanza magnetica per approfondire lo stato della cartilagine e dei tessuti periarticolari.
Una diagnosi corretta consente di scegliere strategie terapeutiche mirate e adeguate alla fase della malattia e allo stile di vita della persona, evitando trattamenti inutili e ritardi che prolungano o peggiorano la sintomatologia.
Trattamenti conservativi e indicazione chirurgica
Nelle fasi iniziali e intermedie, l’approccio terapeutico conservativo punta a ridurre la sintomatologia, il carico articolare e a migliorare la funzionalità.

- Attività a basso impatto come nuoto e cyclette favoriscono il movimento articolare senza carichi eccessivi.
- La fisioterapia rinforza la muscolatura periarticolare e migliora il controllo del gesto motorio e la stabilità articolare.
- Farmaci analgesici e antinfiammatori aiutano a gestire le fasi dolorose acute, mentre trattamenti infiltrativi possono offrire un beneficio più a lungo termine.
- Plantari e correzioni posturali relative al rachide riequilibrano la distribuzione dei carichi.
Quando il dolore diventa grave, resistente a qualsiasi trattamento conservativo e limitando il riposo e l’autonomia quotidiana, la chirurgia entra nel percorso terapeutico.
Ma quando arriva il momento di operare? La protesi d’anca può trovare indicazione in presenza di artrosi avanzata, necrosi della testa femorale, esiti di patologie reumatiche, esiti traumatici o fratture del collo femorale. La decisione nasce da una valutazione personalizzata che considera intensità dei sintomi, immagini radiologiche ed esigenze funzionali del paziente. I criteri clinici che guidano la scelta comprendono:
- dolore continuo che interferisce con cammino, riposo e attività quotidiane
- rigidità marcata con limitazione funzionale documentata
- alterazioni strutturali evidenti alle immagini radiografiche
- refrattarietà alle terapie conservative
Risultati della protesi d’anca e qualità di vita
La protesi d’anca offre risultati elevati in termini di riduzione del dolore e recupero della mobilità. Le tecniche moderne permettono incisioni contenute, rispetto dei tessuti e ripresa precoce del carico.
La maggior parte delle persone muove i primi passi già la sera stessa o la mattina dopo l’intervento. Grazie a un adeguato percorso fisioterapico nelle settimane successive autonomia e sicurezza nel movimento crescono in modo progressivo.
Studi clinici mostrano percentuali di successo superiori al 90%. Il beneficio dipende da esperienza chirurgica, caratteristiche del paziente e della sua patologia, partecipazione al percorso di riabilitazione e cura dello stile di vita. Alcune complicanze come lussazioni, fratture o mobilizzazioni precoci si presentano in una minoranza dei casi e trovano soluzioni efficaci attraverso trattamenti mirati e tempestivi.
I fattori che favoriscono un esito positivo includono:
- preparazione preoperatoria accurata
- indicazione chirurgica
- esito dell’intervento
- adesione costante alla fisioterapia e alle indicazioni
La protesi d’anca sostituisce un’articolazione compromessa e apre una fase di rinnovata autonomia. Tornare a camminare senza dolore e riprendere una vita sociale attiva diventa una realtà per molte persone. Come ortopedico accompagno il paziente in questo percorso con attenzione clinica e dialogo continuo, affinché la scelta chirurgica diventi uno strumento per il ritorno consapevole ad una maggiore qualità di vita.


